Riuscito solo in parte lo sciopero anti-Morales: indigeni in piazza per difendere costituzione e presidente. Foto hard: cacciato il ministro «di sinistra» Mamani
Come ogni anno, in giugno, si ripete il pellegrinaggio sulla «strada del Che» in BoliviaReportage dai luoghi che quaranta anni fa hanno visto l'epopea e la disfatta di Guevara. E ne hanno fatto un mito che ha resistito al riflusso, alle mode e alla commercializzazione
Molti successi e qualche intoppo celebrati con un discorso fiume del primo presidente indigeno. Opposizione di destra e ambasciatore Usa non gradiscono: se ne vanno
Alla scadenza del termine ultimo, le 10 compagnie straniere degli idrocarburi operanti in Bolivia accettano le condizioni economiche richieste dal governo di Evo Morales.
Oggi riprendono le votazioni all'ONU per l'elezione del membro latinoamericano in Consiglio di Sicurezza. All'ordine del giorno c'è la scelta tra il candidato degli Stati Uniti, il Guatemala e il Venezuela, che rappresenta buona parte dell'America Latina e dei non allineati e che doveva sostituire in una normale rotazione l'Argentina. L'opposizione viscerale degli Stati Uniti al Venezuela e la candidatura del Guatemala in tal senso, avevano provocato un impasse difficile da sbloccare
L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
La base di Ali Al Salem ospita una parte consistente dei 13.500 militari statunitensi distribuiti nelle tre basi kuwaitiane (ci sono anche le basi di Camp Arifjan e Camp Buehring). Lì c'erano oltre trecento militari italiani, ora in buona parte evacuati.
Per comprendere l'attuale politica occorre risalire al dominio petrolifero occidentale messo in crisi dalla nazionalizzazione del 1951. La risposta occidentale fu un colpo di stato organizzato da CIA e MI6 — la cosiddetta Operazione Ajax — che portò al potere lo Scià Pahlavi.
La rete raccoglie artisti da ogni continente: dall'Eritrea all'Argentina, dalla Germania all'India, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per Bangladesh, Sri Lanka, Colombia, Uruguay, Australia, Spagna, Portogallo e molti altri paesi ancora.
Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
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