Riduzione diossina, l’Ilva si prende 8 anni di tempo
Il termine per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale scadeva ad ottobre del 2007. E’ stato prorogato a maggio del 2008. L’accordo di programma siglato ad aprile concede un altro anno di proroga. Il cronoprogramma di adeguamento dell’Ilva, in alcuni casi, arriva fino al 2014.
Accade per la diossina. Pagina 48 di 95, di un documento in formato pdf scaricabile dal sito del ministero dell’Ambiente, titolo: riduzione Pcdd/f al camino E/312, leggi riduzione diossine e furani dall’agglomerato due. L’arco di tempo considerato dall’Ilva per l’attuazione di questi interventi comincia a fine 2006 e si protrae per 8 anni, fino al 2014. In verità ci sono tappe intermedie: entro il 2009 sono previsti la realizzazione, l’avviamento e la messa a regime dell’impianto urea che dovrebbe contribuire all’abbattimento della diossina. Di quanto? Il documento non lo dice, oppure, non siamo stati bravi a trovarlo.
Sicuramente, però, si tratterà di una riduzione ancora lontana dagli standard dell’Unione europea visto che la stessa azienda siderurgica sempre nel 2009 comincerà uno “studio applicativo di migliore tecnologia disponibile per ulteriori riduzione livelli di Pcdd/f su base di standard Ue”. Nel 2010 è prevista la progettazione dell’impianto la cui costruzione dovrebbe essere portata a termine nel 2014.
Due domande: perchè la politica dei due tempi: prima urea, poi l’altro intervento? Non è possibile accorciare i tempi? In attesa di qualche risposta, ci permettiamo di offrire un modesto contributo ai solerti tecnici dell’Ilva. Il 19 febbraio del 2004, la Comunità europea ha emanato un protocollo sugli inquinanti organici persistenti e sull’inquinamento transfrontaliero a grande distanza.
Nel paragrafo dedicato alla produzione del ferro e dell’acciaio, l’Unione europea elenca una serie di misure per la riduzione di diossine e furani negli impianti di sinterizzazione dell’industria siderurgica, come appunto l’agglomerato ed il famoso camino E312. “La soluzione più efficace per ridurre le emissioni di diossine e furani - si legge nel documento - è il ricorso combinato a più misure secondarie:
a) il ricircolo dei gas di scarico riduce notevolmente le emissioni. Anche il flusso dei gas di scarico si riduce significativamente, abbassando così il costo di installazione di sistemi di controllo aggiuntivi alla fine del processo;
b) un’altra misura è l’installazione di filtri a tessuto (in alcuni casi abbinati a precipitatori elettrostatici) o di precipitatori elettrostatici con iniezione nei gas di scarico di miscele di carbone attivo/carbone per forni Mar tin-Siemens/calcare;
c) sono stati sviluppati alcuni metodi di abbattimento, che comprendono il preraffreddamento rapido dei gas di scarico, la lisicivazione mediante lavaggio ad alta efficienza e la separazione mediante disposizione a goccia.
Con queste misure è possibile ridurre le emissioni fino a 0,2-0,4 TE/m3 (Tossicità Equivalente per metro cubo). Mediante l’aggiunta di agenti adsorbenti, ad esempio coke di lignite/polverino di carbone, è possibile ottenere una concentrazione di emissione di 0,1 ng TE/m3”.
Da profani non sappiamo se queste misure sono applicabili all’impianto Ilva, ma otto anni per rientrare nei parametri europei di emissioni di diossina e furani, in presenza di metodi e tecniche già note, ci sembrano troppi! Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano Governo, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto?
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