L’iniziativa dei cittadini europei (ICE), primo passo dell’Europa verso una democrazia di partecipazione diretta, è un nuovo strumento, introdotto dal trattato di Lisbona, che consente a un milione di cittadini il diritto di chiedere cambiamenti alla legge europea
Ieri, 20 giugno, una delegazione del Movimento Federalista Europeo ha presentato al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema le prime 10.000 firme raccolte in Europa affinché la proposta di Costituzione europea venga approvata direttamente dai cittadini con un referendum paneuropeo abbinato alle elezioni europee del 2009.
(AGI) - Roma, 16 giu. - "La Sinistra giovanile aderisce alla campagna promossa dalla Gioventu’ Federalista Europea per promuovere un referendum consultivo sulla Costituzione Europea da tenersi nello stesso giorno dell’elezione del Parlamento Europeo nel 2009″. E’ quanto si legge in una nota della Sinistra Giovanile.
Le proposte del Consiglio europeo del 15 e 16 di giugno tenutosi a Bruxelles sono deludenti. In attesa di altre ratifiche nazionali la decisione di come uscire dall'impasse viene rimandata al Consiglio europeo di Berlino del 25 marzo 2007 in occasione del cinquantesimo anniversario del trattato di Roma
E’ deludente l’ultimo pronunciamento del Parlamento europeo sul processo di ratifica del Trattato costituzionale europeo. Ma nel 2007 la "provocazione" di Johannes Voggenhuber e di Andrew Duff potrebbe essere ripresa di fronte al perdurante stallo istituzionale
Rassegna sulle carenze del trattato che istituisce una Costituzione europea visto come un processo, sperabilmente, irreversibile, che richiede un lavoro presente e futuro che non ne accetti i limiti attuali come ineluttabili.
Il saggio affronta da un punto di vista storico lo sviluppo dell'idea di un corpo civile di pace europeo promossa dal Parlamento europeo grazie all'azione di Alexander Langer e ne illustra le potenzialità per garantire la sicurezza a vari livelli (locale, europeo, globale)
L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
La base di Ali Al Salem ospita una parte consistente dei 13.500 militari statunitensi distribuiti nelle tre basi kuwaitiane (ci sono anche le basi di Camp Arifjan e Camp Buehring). Lì c'erano oltre trecento militari italiani, ora in buona parte evacuati.
Per comprendere l'attuale politica occorre risalire al dominio petrolifero occidentale messo in crisi dalla nazionalizzazione del 1951. La risposta occidentale fu un colpo di stato organizzato da CIA e MI6 — la cosiddetta Operazione Ajax — che portò al potere lo Scià Pahlavi.
La rete raccoglie artisti da ogni continente: dall'Eritrea all'Argentina, dalla Germania all'India, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per Bangladesh, Sri Lanka, Colombia, Uruguay, Australia, Spagna, Portogallo e molti altri paesi ancora.
Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
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