Chirac nel suo ultimo messaggio televisivo invita i francesi a non “confondere le questioni”: il No al referendum di domenica è un disastro per la Francia, non un voto contro di lui. Ma il voto si è trasformato in una sanzione contro l’attuale maggioranza governativa, ed in particolare contro Jacques Chirac. E’ il costante leitmotiv della storia istituzionale francese che lega l’esperienza bonapartista a quella gollista, in cui gli appelli al popolo convocati dall’alto finiscono per incoronare novelli cesari, imperiali o repubblicani che siano, ovvero per decretare la fine di annose carriere politiche (quella dello stesso de Gaulle, con il referendum del 1969). E la china di J. Chirac, ma intanto, immediatamente, quella di J.-P. Raffarin
REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE EUROPEA - A pochi giorni dal voto referendario importanti personalità della sinistra europea rivolgono il seguente appello ai cittadini francesi.
La redazione di Europace ha chiesto a David Soldini, italiano trasferito a Parigi da alcuni anni, e militante europeista di descriverci il suo punto di vista sulla campagna referendaria che sta 'incendiando' la Francia a pochi giorni dal voto del 29 maggio.
Referendum francese: è venuto il momento di scegliere tra l'Europa democratica, del popolo europeo, e l'Europa intergovernativa. La sinistra europea e tutte le forze del progresso devono assumersi la responsabilità di questa scelta.
I sondaggi francesi mostrano che tra le 4 motivazioni legate al referendum sulla Costituzione europea solo una è espressione di un rifiuto di 'più Europa'. Le altre, invece, non hanno una relazione diretta con la questione referendaria.
La costituzione europea si può vedere come un bicchiere mezzo vuoto oppure come un bicchiere mezzo pieno. E conseguentemente parteggiare per il no oppure per il si per quanto riguarda la ratifica del trattato costituzionale. Entrambe le posizioni sono legittime.
Gli europarlamentari Cornillet e Leinen chiedono che Francia e Germania votino lo stesso giorno: l'8 maggio 2005. 60° anniversario della fine della seconda guerra mondiale.
Testo letto il 17 novembre 2004 in occasione di una riunione dei Verdi del XIV arrondissement di Parigi e destinato ad aprire una discussione sulla costituzione europea (di Yann Moulier Boutang)
L'80% dei militanti socialisti partecipa al referendum del PS francese e il 59% si esprime per il SI alla costituzione europea. La redazione di Europace rende disponibile i commenti dei due leader del PS (Fabius per il NO e Hollande per il SI) sui principali articoli della Costituzione.
3 dicembre 2004 - Nicola Vallinoto - Veronica Vicinelli
Una violenza che schiaccia la popolazione civile tra l'esercito e le milizie fondamentaliste. E che si estende anche alla vicina Inguscezia, mentre l'Italia continua a girare la testa dall'altra parte.
il vicepresidente Rangel chiede sia al Centro Carter che all' OSA di pronunciarsi circa il disconoscimento della CNE fatto dalle opposizioni mediante un comunicato del governatore Mendoza mentre le opposizioni preannunciano proteste durante il vertice dei G-15 di venerdi'
La bilancia pende dalla parte degli Stati Uniti e questo è attribuibile alla natura "globale" della proiezione di potenza americana in particolare durante la Guerra Fredda.
Il direttore generale di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria ieri ha comunicato ai sindacati: «Da questa mattina non c'è più nulla di acceso. Tutti gli impianti dell'area a caldo sono stati spenti».
I dati delle perdite umane e dei costi economici. I numeri dimostrano che la politica estera USA risponde a dinamiche di continuità geopolitica che sono indipendenti dal colore politico della Casa Bianca. Le guerre dei democratici avrebbero tuttavia fatto più morti di quelle dei repubblicani.
A lanciare questa iniziativa è una coalizione di organizzazioni pacifiste americane. Tra queste spiccano Codepink, World Beyond War e Veterans For Peace, l'associazione degli ex combattenti americani che, dopo aver vissuto l'orrore della guerra, oggi dicono no ai piani militari di Trump.
“Sarebbe ingenuo leggere ogni scheda come una dichiarazione nonviolenta. Ma sarebbe altrettanto miope ignorare la stanchezza verso chi pretende di governare il mondo con le armi. Anche il voto può interrompere questa pretesa”.
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