Il pensiero complesso e la critica alla guerra

Edgar Morin è morto a 104 anni

Nel saggio "Di guerra in guerra. Dal 1940 all'Ucraina invasa" offriva un'analisi articolata invitando a evitare in primo luogo l'escalation verso la terza guerra mondiale.
1 giugno 2026
Redazione PeaceLink

Edgar Morin no Fronteiras do Pensamento São Paulo 2011

PeaceLink ricorda Edgar Morin, sociologo, filosofo e tra i maggiori intellettuali francesi del Novecento, scomparso il 29 maggio 2026 all’età di 104 anni. Con lui se ne va una delle voci più autorevoli del pensiero della complessità, capace di mettere in discussione le semplificazioni ideologiche e i linguaggi che preparano i conflitti.

Morin ha attraversato oltre un secolo di storia europea, dalla Resistenza alla riflessione critica sulla società di massa, fino ai suoi ultimi interventi pubblici sul futuro del continente. La sua opera ha insistito sulla necessità di guardare il reale nella sua interdipendenza, rifiutando le letture binarie che riducono la complessità dei problemi politici e sociali.

La guerra in Ucraina

Negli ultimi anni Morin ha espresso una posizione molto critica sulla guerra in Ucraina.

Nel saggio "Di guerra in guerra. Dal 1940 all'Ucraina invasa" (Raffaello Cortina Editore) ha condannato l’aggressione russa e, allo stesso tempo, ha messo in guardia contro l’escalation militare e contro l’idea che la vittoria di una parte possa risolvere da sola il conflitto.

In diverse interviste e analisi ha sostenuto che la logica della guerra rischia di alimentare un conflitto senza sbocco, mentre la prospettiva diplomatica resta l’unica via per ridurre le vittime e aprire una soluzione politica. La sua critica era un appello a uscire dalla contrapposizione assoluta e a cercare una via negoziale per la pace.

La critica all'ipernazionalismo

Morin ha detto che l’Ucraina ha voluto emanciparsi dalla Russia ma facendo riferimento al movimento indipendentista di Bandera. Quest'ultimo, durante l’invasione tedesca dell'URSS, ha collaborato con il nazismo, e ha partecipato ai massacri degli ebrei. E aggiungeva: "Dalle autorità ucraine dopo Maidan, Bandera è glorificato come eroe dell’indipendenza, occultando la sua dipendenza rispetto al nazismo sotto l’occupazione tedesca. La radicalizzazione della guerra ha portato le autorità ucraine a sviluppare un ipernazionalismo antirusso giunto fino a proibire la letteratura e la musica, cioè ciò che la Russia ha prodotto di meglio contro i dispotismi zarista e sovietico".

Morin non è stato tenero verso Zelensky di cui ha riconosciuto di aver salvato l’Ucraina dall’annessione. "Ma - osservava Morin nel 2023 - cerca ormai più la vittoria che la liberazione e temo che rifiuti di negoziare, mentre l’equilibrio delle forze attuali permetterebbe una negoziazione, che sfortunatamente i reciproci odi rendono difficile. Temo che ci sia solo una corta veduta sui rischi che egli contribuisce a far correre sul mondo non vedendo che una generalizzazione del conflitto sarebbe un disastro innanzitutto per l’Ucraina".

Un’eredità intellettuale

Il contributo di Morin al pensiero contemporaneo resta centrale per chi si occupa di pace, politica e rapporti internazionali. La sua lezione invita a diffidare delle narrazioni troppo semplici, soprattutto quando vengono usate per giustificare la guerra.

La sua morte chiude una stagione importante della cultura europea, ma lascia un patrimonio di idee ancora attualissimo: complessità, dubbio, responsabilità e ricerca della pace.

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