Esercitazione NATO Steadfast Noon: l’Italia non può essere complice della follia atomica
C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un paese come l’Italia, che nella sua Costituzione ripudia la guerra, si ritrova a ospitare esercitazioni nucleari come la Steadfast Noon.
Eppure, è esattamente quello che sta accadendo: basi aeree italiane vedranno decollare caccia per partecipare alla simulazione della guerra nucleare. E contemporaneamente i cittadini vengono lasciati all’oscuro di tutto. Come pure i parlamentari.
Invece di lavorare per il disarmo, l’Italia continua a fare la sua parte in questa pericolosa partita.
Per questo è necessario organizzare iniziative davanti alle prefetture, luoghi simbolo dello Stato, per chiedere i piani di emergenza in caso di guerra nucleare. I piloti italiani si eserciteranno al lancio delle bombe atomiche B61 e sapranno scoperchiare il vaso di Pandora dell'olocausto nucleare ma lo Stato non saprà cosa fare per fronteggiare l'enorme mole di problemi, sanitari e ambientali, che ne conseguitaranno. I cittadini hanno il diritto di chiedere al Governo Italiano - dato che viene pianificata con alta efficienza la guerra nucleare - come le articolazioni dello Stato sono attrezzate ad affrontare il giorno dopo, the "day after".
Vogliamo che l’Italia interrompa la propria partecipazione all'esercitazione Steadfast Noon: i preparativi in corso cessino immediatamente. La Germania Occidentale si ritirò nel 1989 da una esercitazione nucleare della NATO quando si accorse che i costi umani previsti nella simulazione erano inaccettabili. Noi, in Italia, non conosciamo neppure quelli!
Per rendere concreto tutto questo folle scenario, PeaceLink ha pubblicato un wargame che simula uno scenario di escalation atomica. Non è un gioco: è uno strumento per capire, per far capire, per scuotere le coscienze. Provatelo, fatelo provare, diffondetelo. Perché solo quando si comprende davvero cosa significa una guerra nucleare, si trova il coraggio di dire: basta.
La storia ci insegna che le grandi conquiste per la pace sono arrivate quando i cittadini hanno smesso di delegare e hanno iniziato a pretendere. Oggi tocca a noi.

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